FENOMENO INDISCUTIBILE!

Avrebbe comunque vinto in queste condizioni?

Le trattorie italiane, i piccoli pub della tua città, il bar del tuo amico “in gamba” (o il tuo!) sono piazzati così: competono e vorrebbero vincere una gara “trascurando” qualche “dettaglio”…

Non ho la sfera di cristallo e non oso pronunciarmi, ma sono convinto che anche il grande Ayrton avrebbe avuto qualche difficoltà!

“La cucina è il motore dell’azienda”
oppure
“Il bar è il cuore del nostro locale”
sono frasi vengono usate continuamente per motivare e spiegare a tutto il personale a cosa devono dare la priorità in determinati momenti.
Lo sentivo dire vent’anni fa e lo sento ancora purtroppo…

Da essere una cura per certe disattenzioni è diventata la malattia da curare!

Il cancro nella piccola ristorazione è questo: si prova a essere competitivi nel mercato concentrando tutte le energie sul “cuore” o sul “motore” trascurando molti degli altri aspetti che non sono più solo “accessori complementari” , non sono solo “dettagli” e non possono più essere lasciati al caso.

È esattamente come nella foto, puoi avere il motore più potente, il pilota migliore, anche la strategia di gara vincente, ma sbagli gomme e non inizi neppure.
Spero che il concetto sia chiaro perché mi sembra davvero ovvio, vale per i pneumatici e per qualunque alto componente: un auto, anche solo per gareggiare, deve curare TUTTI gli aspetti e le parti che entrano in gioco.

Forse (ma ho dei dubbi) agli albori delle competizioni automobilistiche potevi concentrati solo su alcuni elementi più rilevanti, oggi non puoi lasciare indietro o “dimanticarti” di nulla.
Se poi nel complesso delle tue scelte riesci anche ad avere il motore o il pilota migliore allora puoi anche pensare di vincere.

Continuo a vedere nuove aperture di locali e, fatico a crederlo, la maggior parte sono zoppi in partenza.
Il “cancro” colpisce ancora e le nuove aperture sono già “malate”.
Una discreta idea in cucina, la ricerca di un buon “pilota” e la presunzione che il resto non serva. Finisce tutto li.

In fondo non servirebbe essere particolarmente “brillanti”, basterebbe essere più spesso clienti di altri locali per vedere cosa realmente conta e che peso ha nel bilancio nella serata che passi al ristorante.
Basterebbe ascoltare di più chi gira per locali (o chi fraquenta il tuo) per avere una traccia da seguire su cosa fare per migliorare.

Non mi piace fare di tutta l’erba un fascio, e per fortuna una piccola percentuale di “nuovi” imprenditori/ristoratori illuminati esiste.
Il mio morale è sollevato e l’ottimismo non mi ha abbandonato grazie al fatto di poter collaborare con alcuni di essi.
Ma sono davvero un pugno di eroi. sono veramente in pochi.

Sta volta tiro fuori la sfera di cristallo e azzardo la mia previsione.
L'”Highlander”, colui che sopravviverà, sarà chi guarda la sfida con occhi diversi dal passato e cerca di sviluppare la propria attività nella realtà che vede oggi, e non quello che la crea sui ricordi del mondo di ieri.

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