L’OVETTO CON SORPESA PIÙ GRANDE DEL MONDO…

…e perchè la nostra rivoluzione è ancora lontana!

Ho sempre sostenuto che a livello imprenditoriale, nella piccola ristorazione, è necessario un aggiornamento perchè i bar, i pub o qualunque altra formula di locale simile in Italia oggi fa molta fatica a sopravvivere e le cause sono sempre legate a lacune gestionali, burocratiche, manageriali, e amministrative.

Sono in tanti a proporre cibo e bevande eccezionali, e sono persone appassionate veramente, schierate in prima linea e davvero competenti. 
Ma non sempre sono anche imprenditori. 
Persone fantastiche che però raramente riescono a far quadrare il tutto e si ritrovano nella situazione che ho descritto troppe volte per doverla ripetere.


Ma perchè?
Perchè questa particolare lentezza a cambiare le cose anche quando ormai sono evidenti per tutti?
Perchè particolarmente in questo settore e non in altri?
Me lo sono sempre chiesto e oggi il cielo si è illuminato quando ho davvero compreso qualcosa in più.

Ho visto per strada un amico, l’ennesimo ragazzo sveglio e ottimo professionista in qualche altro settore, che sta “finalmente” aprendo la sua vineria.

Aveva lo sguardo e la felicità di mio figlio quando gli compro l’ovetto kinder ma moltiplicata per 100!!
Probabilmente non si sentiva così da anni: che invidia!
…Per mezz’ora, poi non l’ho invidiato più, anzi… sapendo esattamente cosa lo aspetta e probabilmente che cambiamento di umore subirà, no: non ho più voluto essere nei suoi panni.

Chiariamo: gli auguro tutta la fortuna e la felicità del mondo, e spero davvero di vederlo sempre cosi raggiante e “contagioso” come l’ho visto oggi.
Ho capito però in quale categoria entrerà a fare parte. Ho ben chiaro qual è la sua idea/immagine del ristoratore e quale sia invece la realtà composta dai suoi prossimi colleghi.

In concreto è una categoria davvero particolare, oltre ai “tecnici” del bere e del mangiare che dopo anni di gavetta si mettono in proprio, ci sono tantissimi, come il mio amico, che realizzano un sogno nel cassetto: un “avventura giocattolo” che rimandano dall’adolescenza.

Finalmente hanno una nuova missione (montare la sorpresa dell’ovetto più grande del mondo, appunto) che li rende entusiasti e felici.
Hanno la possibilità di “aprire casa propria” per farla ammirare al pubblico, una sorta di apertura del loro mondo a chiunque abbia viglia di “provarlo”.
Stanno creando qualcosa.

È un modo per “realizzarsi”, ed è normale e bello che ti renda felice. Senza doverci pensarci molto  so cosa si prova, ci sono passato ed è per questo che ho provato un po di invidia.

So anche, lo dicono le statistiche, che il momento “magico” durerà qualche anno, un paio o forse tre, ma poi subentreranno altri problemi, quelli gestionali, che purtroppo toglieranno tempo alla parte ludica.
Tutto qui. Chi è imprenditore “vero” ha un approccio a fare impresa differente, apparentemente meno appassionato, ma non è detto che sia sempre così. 

Il settore della piccola ristorazione attira molto meno gli imprenditori rispetto ad altri campi, e molte più persone appassionate che cercano un avventura.

La burocrazia italiana ha tanti difetti, ma incredibilmente, con relativa facilità ti consente di aprire la tua attività commerciale (…e forse potrebbe essere un “difetto” anche questo…)
Con queste condizioni emotive non c’è spazio per una interferenza analitica nel pensiero del futuro titolare. Ogni tentativo di intervento esterno è visto come il compagno di asilo che ti voleva sottrarre la sorpresa dell’uovo per montarla al posto tuo: si rischia la rissa!

Eccola dunque la realtà: non posso parlare liberamente con chiunque di quello che si prova a fare questo mestiere se non coi titolari che si sono già scontrati con la durezza della realtà.
Vorrei chiaccherare sul “cosa fare” per godere al meglio e più a lungo possibile le soddisfazioni di questo bellissimo lavoro, ma devo individuare chi possiede un locale da almeno 2 o 3 anni o qualcuno che abbia già intravisto una fase di crisi.

Parliamoci chiaro, forse la ricchezza in questo settore è proprio dovuta a questa caratteristica, a una varietà di offerte libere e genuine che sono uniche al mondo. 
Forse è proprio grazie alla particolare miscela di titolari “incoscienti” e spericolati che abbiamo questo tesoro nazionale e siamo restii a standardizzarci.

Rileggendo queste quattro righe capisco che è ancora più importante trovare una via per riuscire a sopravvivere e a far proliferare questo genere di attività.
Non servono rivoluzioni che cambino le carte in tavola: non gioverebbe a nessuno questo genere di modifica.
È complicato nella nostra situazione far prendere coscienza che c’è qualcos’altro da sapere oltre a far lievitare la pizza o il nome di 60 cocktail…

Chi troverà il modo per sciogliere questo “nodo Gordiano” e avrà deposto una pietra miliare nella ristorazione italiana.

Sarebbe silenziosa, ma sarebbe la vera rivoluzione che questa categoria attende e meriterebbe.

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