DELIRI DOMENICALI E LIBRI DA MANGIARE

Sono stato a New York svariate volte, e posso dire di averla davvero conosciuta solo quando, all’angolo tra la quinta e la 27° strada, ho letteralmente sbattuto contro un venditore ambulante di hot dog.

Ho avuto un esperienza analoga a Roma pur essendoci stato meno volte, e a Milano anche se per un certo periodo ero sempre li per lavoro.
Eppure erano luoghi che non celavano più segreti per me, sapevo orientarmi discretamente e conoscevo piuttosto bene la città. (Roma esclusa)

Cosa è successo allora, in quei vicoli, da farmi sostenere una cosa simile? Semplice: ho mangiato.
Non una cosa qualunque, e ovviamente avevo già consumato cibo in tutte le città, ma quei momenti restano ancora indelebili nella mia memoria e quegli incontri particolari mi diedero un contatto “intimo” col mondo circostante.

Fino all’attimo prima ero un turista o anche un “soprammobile” che vagava per le vie, poi, durante il primo morso, è successo qualcosa di mistico.
Una magia che mi ha fatto “assorbire” tutto delle persone che vivevano lì e ogni giorno mangia le stesse cose. È come se d’un tratto conoscessi le abitudini, le cose che danno gioia e le cose che detestano gli abitanti di quei luoghi.

Incredibile: ho “vissuto” meglio quei posti e ho imparato di più durante il morso di un panino che leggendo libri, entrando nei negozi, visitando monumenti o parlando con gli abitanti stessi.

È successo altre volte, e so di non essere il solo ad averlo sperimentato. Ricordo sensazioni e luoghi che come se fossi stato li sta mattina grazie alla magia di alcuni inconsapevoli “alchimisti alimentari”.

Si parla spesso, forse perfino troppo di turismo eno-gastronomico, di cultura del cibo e di tradizioni del territorio da preservare e tramandare.
Sono convinto che nel contenuto siano tutti discorsi giusti e veri anche se un po inflazionati, ma non è ciò di cui ho parlato io nelle righe precedenti.

In alcuni casi la mia esperienza “mistica” era effettivamente scaturita da un piatto tradizionale del luogo, ma non sempre. Anzi, quello che ho appreso in un pomeriggio “magico” a New York è iniziato da un banale carrettino che non vendeva cibo particolarmente curato o ricercato, ma era l’essenza di quella città!

Aveva il sapore del “cibo spazzatura” e contemporaneamente sapeva di “mangiami camminando anche se dovresti correre”. Non era preparato a regola d’arte, in alcuni punti era cotto bene e in altri era freddino, e dando il secodo morso il sorriso del padere di famiglia (enorme) che avevo a fianco mi fece sentire come a casa il giorno di natale. Sentivo quasi il bisogno di scrivere l’elenco dei “buoni propositi” per l’anno novo: mi sono nutrito delle stesse speranze e dello stesso ottimismo che trasudava l’asfalto di quei vicoli.

I saggi “pellerossa” dicevano così: “Prima di accusare il tuo nemico devi camminare per tre giorni nei suoi stivali”, non ho le prove, ma sono certo che praticamente ogni cultura ha un detto simile nella sua tradizione, e il concetto è piuttosto chiaro.
Se vuoi capire davvero un milanese non basta fare serata nella “Milano da bere” o bazzicare costantemente Piazza del Duomo. Non che vada evitato, anzi lo consiglio a tutti caldamente, ma per conoscere la città dovresti immedesimati meglio in chi ci vive, e per provare davvero a sentirti come uno di loro e aiutarti a capire davvero ti serve qualcosa di più, e non potrà offrirtelo nulla in maniera più schietta e chiara del cibo giusto.
Quello di tutti i giorni.

Mi spiace, non sono una guida turistica e non saprei consigliare i posti che servono il “piatto magico”, ma so che ovunque ce ne sono, in ogni città c’è qualche “druido inconsapevole” che serve qualche piatto anche banale e neppure tradizionale ma farcito del DNA cittadino.
Qualche boccone sarà in grado di “parlarti” francamente e dirti come si vive in quel posto.

Lunga vita a coloro che preparano e vendono questi “libri edibili“, persone che probabilmente lo fanno inconsapevolmente e magari non sanno neppure di farlo ma che certamente hanno vita dura di questi tempi.
Dentro di me so che queste piccole realtà hanno “le ore contate”. L’economia a cui andiamo incontro difficilmente gli lascerà spazio, e anche i “miei eroi” non sono esenti da colpe.

Purtroppo la maggior parte di loro è refrattaria all’idea di un cambiamento o di una piccola evoluzione. Non mi dispiacerebbe sentirmi dire “hai sbagliato”, e vedere prosperare queste micro realtà, ma gli indizi che raccolgo ogni giorno tra colleghi e rivali di questo mondo non promettono “rose e fiori”.
La disgrazia più ricorrente e letale che attualmente si accompagna al giustificato pessimismo è una dose massiccia di arroganza mista a cecità, e non ha l’aria di un cocktail rivitalizzante.


			

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