IL GRANDE INGANNO

Mi hanno fregato!…Non erano questi i “patti”!
Se hai avuto o hai ancora un locale potresti averlo pensato!

“Mi hanno fregato: non erano questi i patti!” non è una frase mia, ma quando l’ho sentita pronunciare ho provato la sensazione che fosse “su misura” per me! 

Hai mai indossato un paio di guanti della misura giusta? perfetti? 
Hai presente la sensazione che provi sulle spalle quando indossi un abito di sartoria?
Una frase e un concetto che mi stava a pennello, proprio come un abito perfetto!


Mi sono sentito per anni come Charlton Heston nella scena finale de “Il pianeta delle scimmie”, quando scopre la verità e capisce di essere stato vittima di un inganno.

Poi ho capito che ero io a sbagliarmi. Cacchio se mi sbagliavo!

Che tu sia un barista, un cuoco, il proprietario di un pub o comunque un ristoratore quando ti senti raccontare che sei vittima di un inganno, che “sulla carta” avresti dovuto fare un mestiere e invece ti obbligano a fare un altro lavoro, è probabile che ti trovi d’accordo con chi te lo sta dicendo, al punto che vorresti abbracciarlo. Sbaglio?

Anzi, ti dirò: più sei appassionato ed esperto di cucina, di birra, o di cocktail e più ti sei trovato a pensare in questo modo e a concludere con un:  “ma chi cacchio me lo ha fatto fare!?” 

Quando non sei coi tuoi clienti o in mezzo ai coltelli della cucina sei obbligato a svolgere compiti e ad affrontare altre situazioni a cui non ti senti preparato, hai una sensazione di inadeguatezza, a volte fino a percepire un disagio che ti avvolge, come se indossassi gli abiti di qualcun altro.

Scommetto che sta sensazione “scomoda” ti assale senza preavviso e col passare del tempo sempre più spesso. 
Poi tiri su la serranda e vai ad aprire.
Vedi i primi soliti clienti.
Ti esce il primo vero sorriso della giornata, senti la schiena che si raddrizza, il tempo inizia a scorrere lieto e veloce, e la serata è un piacere.
Sei nella tua casa preferita, nel “vestito” più comodo che ci sia ed è tutto ok!… 
…Fino a domani…

Ci sono periodi in cui vai a dormire, e anche se non vola una mosca dopo tre ore sei sveglio, ti stai già vestendo e sei operativo: c’è un demone che ti ha tirato giù dal letto, ti ha messo in piedi e ti “rompe” non appena provi a distogliere il pensiero dal tuo lavoro.
Ti fa sentire uno stronzo se per una volta provi a non pensare al locale e ti senti in colpa se non trovi il modo di risolvere…che problema? 
ah.. eccolo!

Nel mio caso, il vero problema è stato che per anni non ho capito quale fosse il vero problema!

Ogni giorno aveva un nome diverso, a volte era pensare ai menù, altre volte alle tasse, più spesso fare la spesa e sperare di trovare tutto in tempo, e altre ancora dover capire che cacchio vuole il commercialista perché mi ha chiamato “ma parlava straniero” e non ci ho capito davvero niente!

In realtà anche Tu hai aperto un locale perché sei appassionato e davvero bravo in quello che fai, quando lavoravi per “tizio e caio” eri tu quello che ne sapeva di più e portava dentro la gente e la faceva stare bene. Lo sapevi bene, te lo dicevano tutti e te lo diceva anche il tuo capo!
Quindi… quasi quasi… ti sei finalmente stufato di fare quello che ti ordinano gli altri e… guarda facciamo così: “trovati un altro che ti faccio vedere io come si fa!…” 

Ed eccoti qui, qualche anno dopo, quando hai preso coscienza che fai circa 3 lavori.
Hai aperto pensando di fare il barista, d’altronde sei il migliore, e finalmente puoi mettere in campo le tue idee, che ovviamente nessuno capiva, e non devi prendere ordini da nessuno. 

Ovvio che per gestire bene fai tu ordini e decidi la spesa, e fai prima a metterla via tu che a spiegare come si fa, quindi un anno dopo sei anche magazziniere, occasionalmente devi spiegare le norme al tuo commercialista (…ma come???…), vai spesso nell’ufficio di turno a fare quelle pratiche diventate urgenti oltre a dover spiegare a quel pivello che hai assunto come si sta al modo e non solo… cacchio: devi anche fare in modo di trovare il tempo per stare a casa sennò “quella” ti tiene il muso e sono davvero cazzi…

Poi, un giorno arriva l’illuminazione.
Finalmente hai capito e vorresti alzarti gridando: “Eureka!… Mi hanno fregato!… Non erano questi i patti!… io volevo solo fare il barista!”

Eh… non proprio…
Mi spiace essere quello che ti apre gli occhi, e magari mi prendo subito un “vaffa…” ma non c’era nessun patto.
Non c’era nessun “accordo occulto” con nessuno.
Hai scelto liberamente tu di metterti in propio e di metterti alla guida del carro.

“si, ma le regole non erano queste!
Faccio il doppio delle ore dei miei dipendenti e a volte guadagno la metà!
Senza pensare a tutte le rotture di C…” 

“Mi sono trovato in questa condizione ma non per colpa mia…
e poi non ci si può fidare di nessuno!…
cioè, quando io lavoravo per gli altri ero proprio in gamba: i ragazzi di oggi, non ce n’è uno che si salvi”  


…e così via.
Se vuoi posso riportare altre dieci pagine di commenti simili a cui tutti prima o poi abbiamo voluto credere per scaricare un po il peso dei nostri problemi dalle nostre spalle e dividerli, almeno in parte, con lo sfortunato di turno.

So quello che stai pensando, e non posso darti torto, in Italia sembra che facciano apposta a complicarci la vita: oggi se decidi di fare impresa nel nostro paese non sei sano di mente. 

Tu vorresti farmi notare che hai iniziato anni fa e non era così.
Ti do ragione, una volta imparavi un mestiere e lo insegnavi a tuo figlio tale e quale a come lo avevi imparato tu, oggi nel giro di 5 anni sei costretto a re-imparare tutto!!
Al netto di questo aspetto diabolico che condivido in pieno, oggi è così. Punto.

Puoi decidere se continuare a partecipare o toglierti dal “gioco”, nessuno ti obbliga ad aprire un’azienda o a continuare a gestirla.
Possiamo andare avanti per anni a discutere di cose che comunque non possiamo modificare oppure spostare l’attenzione su altri aspetti dove abbiamo un po di potere.

Forse ti viene da pensare che anche se non conosci precisamente le “regole del gioco” sei comunque decisamente più in gamba di quel “vecchio matusa” del tuo ex capo.
Forse ti suona in testa qualche campanello di allarme, o qualche amico (invidioso) ti mette la “pulce nell’orecchio”,ma decidi che sono solo “timori infondati” e scegli di proseguire allo stesso modo di prima. 

Hai deciso che è “giusto” andare avanti!
Per carità, lo fanno in tanti e lo hanno fatto altri prima di te ed erano delle bestie al tuo confronto ma come ho già detto il mondo era diverso e io stesso ne sono un testimone.

Ho vissuto “a cavallo” di due epoche differenti, ne ho avuto sempre la sensazione e contemporaneamente percepivo la necessità di adeguarmi ai cambiamenti, che però oggi, col senno di poi, è più facile vedere, analizzare e raccontare.

Quindi posso ancora darmi una giustificazione per aver aperto e gestito locali in un certo modo perché “si è sempre fatto così” e tutto sommato andava ancora “bene”….ora non più.
Avevo intuito che ero un bottegaio e da un giorno all’altro mi hanno “battezzato”  imprenditore senza darmi il “libretto di istruzioni”.

Oddio, sono anni che in Italia le cose non funzionano bene: si, lo stato non aiuta, anzi… poi la gente sembra essere impazzita…  in più in questi anni c’è “la crisi”.
Vero.
Ma questi flagelli valgono per tutti eppure qualcuno, qualche tuo collega anche meno “dotato” di te riesce ad avere successo e se tu non lo vuoi vedere, allora sei colpevole! e anche Tu inizi a essere parte del problema che devi risolvere.
C’è poco da fare, in realtà bisogna accettare il fatto che se sei portato a fare il cuoco o il barista dovresti fare quello. Possedere o gestire un attività è un altro mestiere, richiede altre competenze e tempo che difficilmente hai. Senza contare che magari non ti piace neppure farlo o imparare a farlo.

Ricordi Vialli o Gullit quando sono passati al Chelsea e avevano la qualifica di allenatore/giocatore? Una figata pensai!! Era un idea affascinante e mi fece tifare per loro perché era una cosa fuori dagli schemi e romantica al tempo stesso.

Funzionò? …Hummm… Non che abbiano fatto male, anzi, secondo me col “materiale” che avevano a disposizione sono stati bravissimi e hanno gettato le basi per le imprese successive. 
Ed è proprio qui che volevo arrivare.

Finché andava bene stare a metà classifica si potevano permettere di competere in questo modo un po’ “naif” con un’impronta quasi “amatoriale”, ma quando hanno dovuto e voluto competere per vincere hanno adeguato il team e si sono organizzati in maniera più precisa.
La favola romantico/sentimentale ha lasciato il posto alla concretezza e al cinismo. 
Non hanno smesso di emozionare e di emozionarsi ma questo è uno sport diverso: ognuno col suo ruolo, ognuno specialista nella propria area di competenza.
Avevano gli 11 migliori giocatori? Non so, ma non credo. 

Sicuramente hanno avuto il team vincente, sono riusciti a riorganizzare tutti i reparti e a ottenere il massimo da tutti gli “attori”, non solo quelli che firmavano autografi ma anche quelli che stavano dietro le quinte e non vivevano sotto i riflettori.

Se vuoi competere coi migliori hai bisogno di un’organizzazione e una specializzazione professionale, che vuol dire niente “doppi ruoli”, niente “tappa buchi”.
Vuol dire competenza, formazione, affiatamento, comunione di intenti, strategie chiare e obiettivi precisi.
Vuol dire analizzare la situazione e pianificare le azioni, e mi fermo qui perché potrei scrivere per ore e non è questo il tema dell’articolo. 

Voglio solo mettere in luce la verità di fondo, cioè che anche noi abbiamo giocato in maniera “amatoriale” e abbiamo ottenuto grandi risultati finché il tipo di competizione ce lo ha permesso.
Ora che è cambiato il “campionato” e sono cambiate la squadre che vi partecipano: sei obbligato a cambiare anche tu.

Che te ne sia accorto da tempo o che ti sia svegliato in questo momento non fa molta differenza: prima ti alzi, prima inizi a correre, e prima arriverai alla meta! 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

🍸 RISTOCONFESSIONI 🍴

Trova il coraggio di guardare

Neurobioblog # connessioni cervello mente corpo

Neuroscienze e psicologie della salute e dei comportamenti umani

Mente Virtuale

tutto ciò che vuoi scoprire online, e molto altro!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: